La vacanza “da soli” è un’esperienza formativa per i bambini?


Con la conclusione delle scuole, molti genitori sono alle prese con l’organizzazione delle giornate e del tempo libero dei propri figli.

Molti genitori mi chiedono: quand’è il momento giusto per incentivare un’esperienza di autonomia come una vacanza da soli?

Ogni bambino, a seconda del temperamento e delle caratteristiche personali di “schema di attaccamento” a mamma e papà, reagisce a proprio modo.

In alcuni casi può accettare di trascorrere qualche giorno da solo in vacanza, senza opporre troppa resistenza e soprattutto senza sentirsi troppo angosciato per la separazione da mamma e papà, specialmente quando sa che in seguito trascorrerà un’altra parte della vacanza insieme a loro.

In alcuni casi invece è proprio lui/lei che chiede di sperimentare un viaggio da solo, magari con l’amichetto o amichetta del cuore!

In altri casi può accadere invece che il bambino, una volta lontano da casa, possa provare un po’ di nostalgia e di solitudine e possa anche sentirsi disorientato per il cambiamento improvviso delle sue abitudini quotidiane.

In queste situazioni, ciò che può aiutarlo  è decidere insieme a lui la località e la durata del soggiorni e, se possibile, sarebbe meglio accompagnarlo prima della vacanza a conoscere il luogo e gli organizzatori, in modo che si senta tranquillizzato e in qualche modo prenda familiarità con l’ambiente.

È importante poi che venga rassicurato che mamma e papà saranno di nuovo lì per riprenderlo al termine del suo soggiorno.

Le prime esperienze di vacanze da solo, lontano da casa, generalmente permettono al bambino di sperimentarsi maggiormente nel rapporto con i compagni, di imparare a contare su di loro nei momenti di difficoltà e di iniziare a sviluppare un’autonomia affettiva fondamentale per la propria crescita ed il proprio sviluppo.
Un bambino che parte da solo ne guadagna in autonomia, soprattutto se il centro presso il quale è accolto lo spinge a imparare a cavarsela da solo (ovviamente, sempre tenendo presenti quelli che sono i limiti che la sua età gli impone); comincia a capire che non sempre il mondo può ruotargli intorno e che esistono situazioni per le quali lui, il suo ruolo, la sua persona non sono accettati incondizionatamente così come avviene nel “nido della propria casa”: deve necessariamente riuscire a trovare i suoi spazi se vuole condividere con gli altri in modo positivo l’esperienza che si trova a vivere e deve imparare a mettersi in discussione laddove si rende conto che lati del suo carattere non trovano il favore del gruppo.
Infine, dovendo contare maggiormente su se stesso, un bambino che parte da solo acquisisce una maggiore fiducia in se stesso, diventa più responsabile, coraggioso e intraprendente e sviluppa una notevole pulsione verso la scoperta del mondo che lo circonda.

Nei casi in cui tale separazione dovesse risultare troppo dolorosa ed angosciante per lui, potrebbe essere più utile assecondarlo nella sua richiesta di non allontanarsi da mamma e papà, perché una forzatura eccessiva potrebbe essere vissuta dal bambino come un abbandono e generare in lui una profonda insicurezza, ottenendo l’effetto contrario rispetto a quello desiderato.

I genitori conoscono il proprio bambino, quindi solo loro possono capire e decidere “quando”!

In questa sede, sulla base dell’esperienza di oltre vent’anni nell’organizzazione delle vacanze per bambini, vorrei condividere qualche spunto ai genitori che si avvicinano all’idea di far sperimentare una vacanza”da grande” ai propri figli.

Durante i colloqui individuali suggerisco ai genitori (ma questo vale anche per noi educatori!) di “restare sempre in ascolto” . Con questo intendo dire che dobbiamo cercare di non avere aspettative e di non dare nulla per scontato; al contrario, insieme agli educatori, occorre affrontare, accettare e sostenere le emozioni dei bambini  durante l’esperienza, nel qui ed ora. Spesso capita infatti di sovrastimare o di sottostimare le risorse del proprio figlio e, per noi educatori, del bambino che abbiamo di fronte.

Accettare ogni reazione in modo positivo farà si che l’esperienza del camp, anche se dovesse terminare prima, venga vissuta comunque come un successo ed un trampolino valido per un altro momento.

Il primo passo che il genitore deve affrontare è quello di fidarsi degli organizzatori della vacanza. Per poterlo fare occorre prendere tutte le informazioni possibili rispetto all’organizzazione, magari chiedendo a chi è già stato, facendo un colloquio diretto con un responsabile referente , verificarne l’esperienza, osservare i curricula degli accompagnatori e non avere timore a fare mille e mille domande …da quelle che possono sembrare banali a quelle più complesse.
Inoltre, deve avere sempre in mente che nel periodo in cui il bambino è lontano, il suo compito di genitore non è momentaneamente sospeso, anzi! E’alle prese con un compito molto difficile, quello di gestire la propria emotività, vivere il proprio distacco in modo che il figlio si senta comunque sempre sostenuto e sereno, nella consapevolezza che, se anche il genitore non è lì presente, lo è da lontano con tutto il suo amore. Il tono della voce nelle telefonate, saper dosare le parole giuste quanto si parla con il bambino, non è facile. Ad esempio, invece di dire al figlio “mi manchi tantissimo”, può essere meglio dire “ho una gran voglia di vederti, e di sentire da te tutte le belle cose che hai fatto!” Questo per  evitare che i bambini possano sentirsi in colpa nell’aver trovato un buon equilibrio se pur lontani dai genitori. A volte è il genitore a soffrire maggiormente il distacco, se questo dovesse succedere il bambino lo “sentirà” e comincerà a sentirsi meno sicuro di sé e della scelta fatta…

Ma è facile parlare e dare consigli agli altri! io sono mamma, e da quando lo sono tutto è cambiato nella comprensione degli altri genitori, con i quali ora vivo empaticamente una parte di me.

Ho due figli: uno di otto e uno di nove. Hanno fatto l’esperienza dei camp in modo molto diverso l’uno dall’altro. In questa loro esperienza li ho riconosciuti …e sono curiosa di vedere come potrà essere la loro prossima avventura di autonomia!

Eva,
coordinatrice pedagogica Orsa Summer Camp